Come è insulso, sto Reverso ! 
Non accende le luci, da solo, quando è sera; non pulisce il vetro, da solo, quando piove; non inserisce il freno, da solo, quando si ferma … 

IL DESTINO DELLE COSE, di Nicola de' Toma
Finalmente ho capito. Ho impiegato, non specifico quanti anni perché altrimenti rivelerei a tutti la mia età - e in questo senso un po' di maliziosa riservatezza non guasta - ma finalmente ho proprio capito e ho avuto la conferma che le cose non nascono mai per caso, anche se al loro primo apparire non se ne percepisce subito l'importanza e, soprattutto, la loro vera utilizzazione finale.
Mi riferisco all'orologio "Reverso" di Jaeger-Le Coultre.
Debbo essere sincero: questo orologio mi ha sempre suscitato una certa perplessità.
Non capivo che bisogno ci fosse di costruire un orologio ribaltabile e soprattutto di portarlo.
Vada (ma non tanto, poi) per i primi tempi della sua comparsa quando i vetri non erano ancora infrangibili e quindi il dorso metallico della cassa costituiva la migliore protezione durante l'attività sportiva, ma dopo l'avvento del vetro infrangibile di plastica che - è pur vero - si riga, ma per romperlo ci vuole una martellata, non trovavo giustificata la grande ripresa di interesse, da parte del pubblico, per questo insolito orologio, in particolare in Italia, vera genitrice del rinnovato interesse in questi anni, ma dove lo sport del Polo - per il quale l'orologio è originariamente nato - è poco diffuso. Parlando con gli addetti ai lavori, mi veniva spesso indicata, tra le ragioni del rinnovato successo, la possibilità di far incidere le proprie iniziali sul dorso e di portarlo ribaltato in modo che si notasse che l'orologio era personalizzato. Poteva essere una buona ragione di tipo estetico e un nuovo strano status symbol (portandolo così però non si legge l'ora), ma a me continuava a suscitare una certa perplessità.
Oltretutto rinvigorita da un'obiezione di carattere squisitamente tecnico, che mi portavo appresso da altrettanto tempo: gli orologi vengono regolati, al fine di rimediare all'inevitabile squilibrio del bilanciere e della spirale, per una precisa posizione, che è quella nella quale vengono più spesso portati nell'arco della giornata.
Ora, ribaltando la cassa, se l'orologio è stato tarato per la posizione "corona in basso", questa diventa automaticamente "corona in alto" e se è stato regolato per "corona a sinistra" diventa "corona a destra"...: addio all'effetto Grossman e alla regolazione. E, purtroppo, non è tecnicamente possibile fare in modo di ottenere vantaggi da tutte e due le posizioni contrapposte...
Valli un po' a capire.
Insomma, l'orologio non mi convinceva, ma me ne stavo buono buono: una ragione, mi dicevo, che però mi sfugge, ci deve pur essere ! Ringrazio Iddio di avermi fatto campare a sufficienza per arrivare finalmente a comprenderla. E ciò è avvenuto quando ho visto l'edizione cronografica del Reverso. I cronografi mi sono sempre piaciuti: l'idea di aggiungere una funzione in più in un orologio, quella di misurare degli intervalli di tempo (anche se non sempre viene impiegata) la trovo un giusto e fisiologico completamento, tutt'altro che superfluo.
Un'unica obiezione: tutti quei quadratini con le relative lancettine, quella sempre immobile grande lancetta del cronografo, che spesso mi inganna quando leggo rapidamente l'ora, mi disturbano: vorrei guardare un quadrante pulito, limpido, come quello del souscription di Breguet, ma era un sogno impossibile; se volevo il quadrante pulito, niente cronografo; se volevo il cronografo, niente quadrante pulito.
Sino al Reverso Chronographe.
Oggi posso avere entrambe le cose e la soluzione, per me geniale, è quella definitiva. E ho finalmente capito anche perché, più di sessant'anni fa, è nato il Reverso: l'ideatore di certo non lo sapeva, ma la via cronografica era il suo immancabile destino. In una posizione, quella naturale, l'orologio ha un quadrante "pulito" con le indicazioni essenziali, e chiarissime, di ore, minuti e data: al suo rovescio, l'amata cronografia con – oltre tutto - la parziale visione del bel meccanismo.
Non produrre questo nuovo orologio, sarebbe stato un delitto: se fosse ancora vivo Breguet, ne avrebbe invidiata, e molto, l'invenzione.
Orologi, Le misure del Tempo, n° 105 - Marzo 1997, Technimedia Ed. |